Archivio per la categoria 'semantica'

“noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza”

…lo diceva Claudio Misculin, Accademia della follia di Trieste…

Un tema scottante, quello della follia. Un tema da tempo presente nella semantica della società (e questo segnale non è di certo privo di significato).
Altrettanto caldo è il tema dell’arte irregolare, dell’arte dei malati mentali (per dirla senza giri di parole).

Se ne parlerà questa sera (17,30) al Mambo, nell’ambito del Festival della psicologia di Bologna.
Fra i presenti, molti militano da tempo nell’ambito del disagio, della follia e dell’arte. Alcuni hanno partecipato al movimento dell’anti-psichiatria che, grazie a Franco Basaglia e ad altri psichiatri, psicologi, operatori pronti a fare della loro professione un progetto di vita, ha caratterizzato un’importante stagione della politica italiana e ha cercato di migliorare la condizione di tante persone.

Ecco l’evento:
Le arti irregolari in Italia: tra espressione, terapie e strategie espositive
Tavola rotonda con Giorgio Antonucci, Giorgio Bedoni, Piergiorgio Curti, Stefano Ferrari, Stefania Guerra Lisi, Maurizio Giuffredi, Gianfranco Maraniello, Bianca Tosatti.

Intanto, su SL, appuntamenti paralleli e altrettanto interessanti, meglio descritti nei post di fabio (interessante anche la discussione) e di ginevra.

aria fresca

Sto leggendo questo libro. A presto qualche considerazione.
Al momento una sola evidenza: nessun “barone sociologico” italiano in bibliografia… se vi sembra poco!

immondizia come tema della comunicazione

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Da tempo l’immondizia è un tema della comunicazione. E le immagini relative a rifiuti più o meno smaltiti, più o meno inquinanti, fanno parte del’immaginario mediale. E non solo all’interno dei programmi giornalistici, ma in più ambiti, che vanno dall’intrattenimento all’arte…

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L’immondizia è entrata a far parte della semantica della società (grazie a Fabio per le sue riflessioni e per aver postato sul suo blog l’ultima foto qui pubblicata). E la semantica, come ribadisco spesso, esprime in qualche modo un sintomo di ciò che è rilevante o ciò che proprio non va.
Sintomo, nel senso marxiano del termine (che è la stessa accezione utilizzata successivamente dalla teoria psicoanalitica di Jacques Lacan). Il sintomo sarebbe quella struttura che rende visibile la verità che domina la storia.

E da qui, la doppia valenza della semantica: si parla tanto di ciò che si vuole rendere funzionale allo sviluppo sociale, come si parla tanto di ciò che – potenzialmente – potrebbe costituire un problema, come nel tentativo di normalizzare ciò ha, in se’, un potere sovversivo.
E in questo senso l’immondizia che ci sovrasta, pur essendo una tragica realtà, ha in se’ un forte potere sovversivo, perché è proprio qui a ricordarci l’esistenza di ciò che la società ha sempre voluto occultare. È qui a ricordarci che il nostro sviluppo si fonda sull’esclusione di corpi e di realtà scomode (i rifiuti e le loro consgeuenze). Corpi e rifiuti che ritornano, come a dirci che il nostro modello di sviluppo non regge più.

Non so a che cosa porterà tutto questo, forse a niente. (Proprio ora sto ascoltando, su AnnoZero, Pierferdinando Casini che auspica il ritorno del nucleare in Italia, e Carlo Rubbia che gli ricorda che esiste un serio problema di smalitimento di scorie tossiche).
Per rispondere a Laura, non so se cambierà la struttura della nostra società o se, ancora una volta, saremo noi, con i nostri corpi, a fare le spese di tutto ciò, anche attraverso nuove forme di occultamento, almeno mentale, del rifiuto.

Certo, mi vien da dire che se l’immondizia è tema della comunicazione, una sorta di normalizzazione è già iniziata…

coming soon…

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