Parlavo, nei due precedenti post, di post-umano e delle donne, come soggetti che,
anche nel sapere comune, sembrano essere più vicine all’ambito della Natura di quanto non lo siano gli uomini, se non altro per il fatto che il loro corpo pone maggiori vincoli, si fa sentire più spesso, ricorda la propria esistenza.
Tutto questo fa sorridere se pensiamo che in alcuni centri di ricerca statunitensi si sta progettando una pillola per eliminare completamente il ciclo mestruale. Se ne parla oggi su La Repubblica delle Donne e si fa riferimento agli studi condotti dalla ginecologa Lesile Miller dell’Università di Washington, divulgati in questo sito. Non è una novità: è semplicemente la derivazione della pillola anticoncezionale che, però, evita persino la scocciatura delle cosiddette finte mestruazioni che ogni mese si presentano.
Eppure queste finte mestruazioni, nella progettazione della pillola anticoncezionale, erano state volutamente mantenute… “all’inizio si pensava che le donne avrebbero accettato più serenamente la pillola se avessero avuto una sorta di flusso” – scrive la Miller. Era come voler mantenere una memoria sulla specificità del corpo femminile – una sorta di ancoraggio a una dimensione fisiologica dal fortissimo valore simbolico.
Sul rapporto fra costi e benefici del ciclo naturale oggi molti ginecologi concordano sul fatto che il ciclo rappresenta “una vera altalena ormonale: ha senso soltanto quando si sta cercando di avere un figlio, altrimenti con la vita che facciamo oggi non ha motivo d’esistere”. C’è persino chi parla di obsolescenza delle mestruazioni nella cultura contemporanea.
Ma questo significa anche obsolescenza dei significati simbolici connessi alle mestruazioni, obsolescenza di un sapere che affonda in radicati arcaismi, solidi tabù e interessanti quanto strane prospettive (come quella che la donna mestruata sia in contatto con energie soprannaturali, ecc.): un sapere che, nel bene o nel male, “nella vita di oggi” non ha più senso di esistere. Un sapere che non serve più o è addiritrtura scomodo.
Eppure è stato, per lo meno fino a poco tempo fa, pregnante, al punto da far sì che la progettazione della pillola anticoncezionale tenesse conto dell’importanza dell’evento delle mestruazioni per la donna e i suoi processi di costruzione dell’identità. Ora la sensazione è che ci si possa finalmente emancipare da questo retaggio. E così anche le finte mestruazioni vengono tranquillamente liquidate: “oggi – dice la Miller – se non si vogliono avere bambini non c’è più alcun motivo di avere una menorrea”.
È come dire che oggi si è pronti a dimenticare una volta per tutte le potenzialità di cui il corpo femminile dispone. Le mestruazioni, in fondo, non sono altro che un promemoria della fertilità. Cancellarle significa rinunciare a una specificità di genere. Significa, sicuramente, considerarle un tabù (e quindi abbracciare gli stessi pregiudizi contro i quali il pensiero femminista si è a lungo battuto).
Ma, soprattutto, significa rimuovere le potenzialità del corpo che non si possono/vogliono attivare, ma che, comunque, continuano ad esistere e a specificare l’identità della donna.
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