Archivio per la categoria 'identità'

toc toc

il mare e la luna

Mi affaccio da turista al mio blog!
E mi sembra ormai doveroso pormi una semplice domanda: bloggo o non bloggo?
Rileggo vecchi post e riaffiorano alla mia memoria vaghi ricordi di pensieri, riflessioni, sensazioni, esperienze…

Che farò di tutto questo materiale?
Continuerò ad alimentarlo?
Considerando gli ultimi mesi… beh, la vedo dura ;-)
E allora, lascerò tutto ciò in preda alla rete e disponibile alla rilettura? O spazzerò via i miei pensieri con un click?
Eppure mi dispiace abbandonare… proprio ora che i blog stanno passando di moda…

Ci penserò… fra qualche mese la risposta ;-)

bene di lusso n. 2

Ci sono momenti in cui ho proprio bisogno di sparire dall’universo della comunicazione. Momenti in cui la sola idea di scrivere mi butta addosso un’ingestibile pigrizia.

Momenti in cui faccio tutt’altro – il lavoro (pur sempre nel campo della comunicazione), qualche fortunato spostamento, la ristrutturazione di una casa (con tutto l’impegno emotivo che operazioni del genere comportano), e una piccola bambina che quando sei stanca e vorresti stare un’ora nella doccia o semplicemente saltare la cena, ti ricorda che … no, non si può fare… e la pappa, la pipì o il polipo con lo specchio sulla pancia che al momento non si trova sono più importanti delle borse che crollano o dell’andamento politico-sociale del nostro paese; figuriamoci di un blog, che, talvolta, con gli occhi di mia figlia, mi si svela in tutta la sua impotenza.

Già, in questi mesi ho fatto tutt’altro, seguendo uno stato d’animo altalenante.
Indecisa se assecondare i miei desideri più incoscienti o seguire con prudenza l’andamento delle borse, del mercato del lavoro, lo stato dell’istruzione e della ricerca in Italia, il mancato rispetto dei protocolli di Kyoto e chi più ne ha più ne metta, e trarne le dovute conseguenze.

Naturalmente l’incoscienza è sempre più divertente…
E così, eccomi qua… in attesa del mio secondo bambino.

Quando sono rimasta incinta la prima volta pensavo che in fondo mi stavo concedendo un enorme bene di lusso. E ancora non potevo immaginare quanto avrei pagato cara la mia scelta.

In realtà io di beni di lusso ne desideravo almeno due. Solo che non sapevo se mai mi sarei potuta permettere il secondo…

…e invece a maggio nascerà. Se andrà tutto bene, sarà Toro, come me.

 

P.S. e naturalmente non è solo una questione di incoscienza.

cosa vuol dire militanza oggi?

Ho bisogno di interrogarmi sul significato di militanza, soprattutto alla luce dei fenomeni che vedono sempre più persone impegnate in forme di attivismo comunicativo, del quale anche io stessa mi sento partecipe.
Si, prima di tutto perché credo che l’idea di una militanza necessaria vada mantenuta in vita e ripensata, oggi più che mai.
E allora: cosa vuol dire militanza oggi? Un domandone, certo… che mi porta a chiedere soccorsi, in particolare (ma non solo) a quelle persone per le quali penso che la parola militanza abbia un valore.

E poi ho anche bisogno di capire che cosa vuol dire militanza per me. E rispondere a questa domanda impiegherà di certo ben più di un post…

Intanto riporto alcuni brevi stralci di un’intervista apparsa sull’Unità di oggi a Nichi Vendola (certamente uno dei pochi sensati della politica italiana attuale).

Nichi Vendola riportandoci alla realtà della situazione attuale senza rinunciare a mettere al primo posto valori che sembrano ormai essere fuori dal mondo, ci dice che non è più il momento di continuare a vivere nel “feticismo dei simboli” né di pensarci militanti facendo leva su un’identità intesa come richiamo retorico,

come bene museale, [e] il partito come trincea e riparo. Serve immaginare il partito come corpo vivente e vivere gli elementi tipici delle culture politiche non come cimeli.

Già, un’operazione non semplice e che richiede un enorme sforzo. Lo sforzo di abbandonare il sogno nostalgico dell’ideale, sogno che può talvolta rivelarsi pericolosamente consolatorio; ma anche lo sforzo di decidere veramente da che parte stare e adeguare i comportamenti, compatibilmente con le possibilità di ciascuno, ai principi nei quali si crede.

Idee e comportamenti, politica e vita, senza soluzione di continuità.

E infatti, sul comunismo, aggiunge:

Penso che la categoria del comunismo abbia oggi un potenziale largamente inesplorato. A condizione, appunto, di essere agìto non come una risposta precotta, ma come ricerca comune e una domanda radicale sulla espropriazione di senso anche della vita, in questa fase storica.

Vita e valori dichiarati, insomma, per quanto è possibile, sullo stesso binario, verso la stessa meta… si può?

l’individualità indicizzabile

Lo dicevo tempo fa… nei periodi di maggiore sfiducia nei confronti delle istituzioni e nei momenti di grande confusione sui valori che dovrebbero contraddistinguere le diverse forze politiche, il terreno è particolarmente fertile per lo sviluppo di fanatismi, per le prese di posizione integraliste, ora sul versante religioso, ora moralistico.
E così, in questi momenti, sembra quasi normale che Papa Ratzinger, commettendo un atto senza dubbio illecito per la sua posizione, intervenga non tanto sui temi della vita, quanto sulle leggi dello stato italiano in materia di bioetica. E sembra quasi normale che politici e giornalisti (quasi tutti), anziché interrogarsi sulla liceità (o meno) dell’intervento del Papa, rispondano nel merito dei contenuti delle sue affermazioni, schierandosi contro o a favore e, di fatto, legittimandole.

E intanto passa inosservata una notizia che ha a che fare con la vita, o meglio con la sua costruzione sociale, che di fatto si lega al nostro modo di percepire la vita stessa e di sentire la nostra individualità. Si tratta del connubio per nulla neutrale fra mappatura del genoma e social network. Da un po’ se ne parla sulla rete, ma giovedì Nòva24 ha approfondito l’argomento.
Una nota azienda americana ha lanciato il prodotto 23andMe, uno strumento che fornisce un servizio particolare: la mappatura del codice genetico. Basta pagare (per l’esattezza 999 dollari più le spese) e l’azienda decodificherà il vostro DNA per dirvi chi siete, da dove venite e forse anche dove andate. La mappa del DNA, lo sappiamo, contiene informazioni di ogni tipo, dalla provenienza genealogica e geografica, fino al tipo di malattie che potrebbero insorgere per predisposizione, le abilità e, c’è chi lo sostiene, alcuni aspetti caratteriali.
Non è l’unica azienda ad offrire questo servizio (ricordate la DNA worldwide?, ne parlavo qui), ma di certo è l’unica nella quale, fin dall’inizio, ha investito Google (ricordo anche che una delle fondatrici è Anne Wojicki, moglie di Sergey Brina, a sua volta fondatore di Google).
E la combinazione non sembra casuale se si pensa che 23andMe e Google stanno lanciando il genetic social network. Si tratta della costruzione e della messa on line, naturalmente autorizzata, di un data base dei dati genetici di chi richiede la mappatura del genoma. Pare che la 23andMe abbia già un campione di 1000 DNA mappati.
I servizi offerti dal genoma social network sono molteplici:
- il “grandparents tree”, che consente di effettuare ricerche su propri antenati;
- il “gene journal”, che correla l’assetto genetico alla probabilità di contrarre malattie e fornisce anche indicazioni sui possibili fattori di rischio;
- “il family inheritance”, per vedere come i geni sono passati da una generazione all’altra;
- il “genome labs”, che consente di visualizzare interamente il proprio genoma, con tutte le svariate sequenze del DNA.

Le applicazioni pratiche, come si può immaginare, possono essere diverse e c’è già chi pensa alla complessa tematica dei figli adottati o dei figli nati in provetta con seme ricevuto da un donatore.

Io penso a tante cose. Prima di tutto alle nuove forme di controllo, anche di lombrosiana memoria, che potrebbero derivare da un sistema del genere.
(Un esempio: se mai si scoprisse il gene dell’infertilità femminile… sarebbero di certo moltissimi i datori di lavoro interessati ad assumere giovani donne con tali caratteristiche genetiche! O ancora: perché assumere, o anche sposare, chi ha la predisposizione a contrarre una grave malattia?).

Ma penso anche che tutto ciò implichi un modo nuovo di pensare la nostra individualità che, per definizione, è ciò che, in maniera irriducibile e unica, ci contraddistingue.

Un’individualità la cui unicità non può essere ridotta a combinazioni statistiche. Un’individualità che, in fondo, è ciò che dà spessore al nostro corpo; uno spessore legato a una forma di sapere, depositato nei geni stessi, una sorta di aura, che proviene dalla nostra storia ed è ricca di memorie ancestrali.
La mappatura del genoma potrà cogliere e codificare tutto questo? Mi auguro di no.
Ma il problema non è questo.
Il problema è ciò che sta dietro a questo sistema, vale a dire un’idea di individualità che ha perso il suo carattere irriducibile e, con esso, il suo mistero.
Un’individualità che, così interpretata, si fa via via più trasparente, leggibile. E piatta.

Ma questo non è altro che un segnale di una diffusa tendenza in atto. Una tendenza legata alla digitalizzazione del mondo e del se’. Una tendenza che va di pari passo con l’appiattimento delle memorie, e di tante altre cose…

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