Lo dicevo tempo fa… nei periodi di maggiore sfiducia nei confronti delle istituzioni e nei momenti di grande confusione sui valori che dovrebbero contraddistinguere le diverse forze politiche, il terreno è particolarmente fertile per lo sviluppo di fanatismi, per le prese di posizione integraliste, ora sul versante religioso, ora moralistico.
E così, in questi momenti, sembra quasi normale che Papa Ratzinger, commettendo un atto senza dubbio illecito per la sua posizione, intervenga non tanto sui temi della vita, quanto sulle leggi dello stato italiano in materia di bioetica. E sembra quasi normale che politici e giornalisti (quasi tutti), anziché interrogarsi sulla liceità (o meno) dell’intervento del Papa, rispondano nel merito dei contenuti delle sue affermazioni, schierandosi contro o a favore e, di fatto, legittimandole.
E intanto passa inosservata una notizia che ha a che fare con la vita, o meglio con la sua costruzione sociale, che di fatto si lega al nostro modo di percepire la vita stessa e di sentire la nostra individualità. Si tratta del connubio per nulla neutrale fra mappatura del genoma e social network. Da un po’ se ne parla sulla rete, ma giovedì Nòva24 ha approfondito l’argomento.
Una nota azienda americana ha lanciato il prodotto 23andMe, uno strumento che fornisce un servizio particolare: la mappatura del codice genetico. Basta pagare (per l’esattezza 999 dollari più le spese) e l’azienda decodificherà il vostro DNA per dirvi chi siete, da dove venite e forse anche dove andate. La mappa del DNA, lo sappiamo, contiene informazioni di ogni tipo, dalla provenienza genealogica e geografica, fino al tipo di malattie che potrebbero insorgere per predisposizione, le abilità e, c’è chi lo sostiene, alcuni aspetti caratteriali.
Non è l’unica azienda ad offrire questo servizio (ricordate la DNA worldwide?, ne parlavo qui), ma di certo è l’unica nella quale, fin dall’inizio, ha investito Google (ricordo anche che una delle fondatrici è Anne Wojicki, moglie di Sergey Brina, a sua volta fondatore di Google).
E la combinazione non sembra casuale se si pensa che 23andMe e Google stanno lanciando il genetic social network. Si tratta della costruzione e della messa on line, naturalmente autorizzata, di un data base dei dati genetici di chi richiede la mappatura del genoma. Pare che la 23andMe abbia già un campione di 1000 DNA mappati.
I servizi offerti dal genoma social network sono molteplici:
- il “grandparents tree”, che consente di effettuare ricerche su propri antenati;
- il “gene journal”, che correla l’assetto genetico alla probabilità di contrarre malattie e fornisce anche indicazioni sui possibili fattori di rischio;
- “il family inheritance”, per vedere come i geni sono passati da una generazione all’altra;
- il “genome labs”, che consente di visualizzare interamente il proprio genoma, con tutte le svariate sequenze del DNA.
Le applicazioni pratiche, come si può immaginare, possono essere diverse e c’è già chi pensa alla complessa tematica dei figli adottati o dei figli nati in provetta con seme ricevuto da un donatore.
Io penso a tante cose. Prima di tutto alle nuove forme di controllo, anche di lombrosiana memoria, che potrebbero derivare da un sistema del genere.
(Un esempio: se mai si scoprisse il gene dell’infertilità femminile… sarebbero di certo moltissimi i datori di lavoro interessati ad assumere giovani donne con tali caratteristiche genetiche! O ancora: perché assumere, o anche sposare, chi ha la predisposizione a contrarre una grave malattia?).
Ma penso anche che tutto ciò implichi un modo nuovo di pensare la nostra individualità che, per definizione, è ciò che, in maniera irriducibile e unica, ci contraddistingue.
Un’individualità la cui unicità non può essere ridotta a combinazioni statistiche. Un’individualità che, in fondo, è ciò che dà spessore al nostro corpo; uno spessore legato a una forma di sapere, depositato nei geni stessi, una sorta di aura, che proviene dalla nostra storia ed è ricca di memorie ancestrali.
La mappatura del genoma potrà cogliere e codificare tutto questo? Mi auguro di no.
Ma il problema non è questo.
Il problema è ciò che sta dietro a questo sistema, vale a dire un’idea di individualità che ha perso il suo carattere irriducibile e, con esso, il suo mistero.
Un’individualità che, così interpretata, si fa via via più trasparente, leggibile. E piatta.
Ma questo non è altro che un segnale di una diffusa tendenza in atto. Una tendenza legata alla digitalizzazione del mondo e del se’. Una tendenza che va di pari passo con l’appiattimento delle memorie, e di tante altre cose…
Commenti Recenti