Me lo ha ricordato Giorgio.
Esattamente 10 anni fa, a Bielefeld, moriva Niklas Luhmann.

Mi sono avvicinata alle sue opere quanto studiavo all’Università. Il suo pensiero mi sembrava quasi inafferrabile. La sua scrittura ostica. Eppure, mentre leggevo i suoi libri, capivo che mi trovavo di fronte a qualcosa di diverso da tutto il resto. Qualcosa di grande.
Ho impiegato molto tempo per comprendere a fondo il suo pensiero e ancora oggi, dopo più di 10 anni, sento che c’è sempre qualcosa che mi sfugge, qualcosa da approfondire, qualcosa che potrebbe lasciarmi di nuovo stupita.
Con il tempo, ho avuto modo di apprezzare il suo rigore, la sua lucidità, ma soprattutto la sua onestà intellettuale. La sua visione laica. Qualcuno direbbe cinica. Io dico semplicemente realistica.
Quando ho aperto questo blog, l’ho inaugurato con una delle sue frasi, ripresa poi in qualche post successivo.
Oggi, per ricordarlo, ne riporto un’altra. Non perché sia più significativa di tante altre, ma semplicemente perché ha contribuito mettere insieme pezzi fondamentali del mio breve percorso teorico.
Then, we will see a society without top and without centre; a society that evolves but cannot control itself. And then, the calamity is no longer exploitation and suppression but neglect. This society makes very specific distinctions with respect to its environment, e.g. usable and not usable resources with respect to ecological questions or (excluded) bodies and (included) persons with respect to human individuals.
Today, the problem is much worse than before. We may continue with our habits and resort to moral claims that are as justified as ever. But who will hear these complaints and who can react to them, if the society is not in control of itself?
(Globalization or World Society? How to conceive of modern society, International Review of Sociology March 1997, Vol. 7 Issue 1, p. 67).
Una lettura efficacissima del nostro tempo, attraverso il paradigma dell’indifferenza…
Già. Lo ricordo oggi perché Niklas Luhmann ha cambiato la mia visione del modo, e di conseguenza la mia vita. Perché teoria e vita, in fondo, corrono sullo stesso binario.



Pensa Giulia. A parte te, nessuno lo ha ricordato, neanche i cosiddetti epigoni. Se fai una breve ricerca in rete te ne accorgi. E dire che la sociologia si è notevolmente arricchita grazie al progetto scientifico di niklas luhmann- anche quando si è schierata ferocemente contro di lui. Nel tuo post hai messo in rilievo un aspetto a mio avviso importantissimo. La sociologia ha dimenticato – o meglio: ha rimosso – niklas Luhmann per il suo ineffabile realismo.
Nel mio libro ho scritto questo.
“Niklas Luhmann va certamente annoverato tra gli esponenti più autorevoli della tradizione classica della sociologia.
In particolare, per chi si interessa alla teoria sociologica – e che quindi è abituato a rifarsi a nomi importanti come Émile Durkheim, Max Weber, Talcott Parsons – è difficile non convenire sulla sua collocazione all’interno di questa illustre tradizione.
Ma c’è di più.
Riflettendo a fondo sulle reazioni di segno opposto che la sua opera ha suscitato nel volgere dell’ultimo ventennio, senza nessun intento apologetico si potrebbe concludere che forse sarebbe più corretto accostare il suo nome ad alcuni grandi protagonisti della moderna cultura occidentale, come Karl Marx, Sigmund Freud, Friedrich Nietzsche, Michel Foucault.
Vi è, infatti, una particolarità nei lavori di Luhmann che è propria solo dei grandi della cultura in quanto tale. Studiando a fondo i suoi testi, non solo – come succede per altri autori molto importanti – si imparano delle cose significative che prima non si conoscevano; succede anche, forse soprattutto, che cominciano a funzionare meglio le cose che si sanno già. Gli apparati concettuali e cognitivi di chi si confronta con la radicalità della sua opera, non solo si arricchiscono nel senso di apprendere cose nuove, ma questa stessa struttura lavora meglio, va più a fondo nell’analisi delle cose. Questo, indubbiamente, è un contributo straordinario che dovrebbe indurre a riprendere l’opera di Niklas Luhmann per riportarla quantomeno al centro del dibattito sociologico contemporaneo”.
Le grandi persone sono la speranza.
Come dico sempre ai miei studenti: è uno dei più grandi.
Personalmente accosterei, se non altro per i nostri interessi, Edgar Morin.
Comunque fai bene a commemorarlo, sai chi di noi ti può capire.
……TUTTO CIO’ CHE E’ SOLIDO SI DISSOLVE NELL’ARIA……
……LA CONTINGENZA E’ L’ESSENZA DEL TEMPO…………..