Ho bisogno di interrogarmi sul significato di militanza, soprattutto alla luce dei fenomeni che vedono sempre più persone impegnate in forme di attivismo comunicativo, del quale anche io stessa mi sento partecipe.
Si, prima di tutto perché credo che l’idea di una militanza necessaria vada mantenuta in vita e ripensata, oggi più che mai.
E allora: cosa vuol dire militanza oggi? Un domandone, certo… che mi porta a chiedere soccorsi, in particolare (ma non solo) a quelle persone per le quali penso che la parola militanza abbia un valore.
E poi ho anche bisogno di capire che cosa vuol dire militanza per me. E rispondere a questa domanda impiegherà di certo ben più di un post…
Intanto riporto alcuni brevi stralci di un’intervista apparsa sull’Unità di oggi a Nichi Vendola (certamente uno dei pochi sensati della politica italiana attuale).

Nichi Vendola riportandoci alla realtà della situazione attuale senza rinunciare a mettere al primo posto valori che sembrano ormai essere fuori dal mondo, ci dice che non è più il momento di continuare a vivere nel “feticismo dei simboli” né di pensarci militanti facendo leva su un’identità intesa come richiamo retorico,
come bene museale, [e] il partito come trincea e riparo. Serve immaginare il partito come corpo vivente e vivere gli elementi tipici delle culture politiche non come cimeli.
Già, un’operazione non semplice e che richiede un enorme sforzo. Lo sforzo di abbandonare il sogno nostalgico dell’ideale, sogno che può talvolta rivelarsi pericolosamente consolatorio; ma anche lo sforzo di decidere veramente da che parte stare e adeguare i comportamenti, compatibilmente con le possibilità di ciascuno, ai principi nei quali si crede.
Idee e comportamenti, politica e vita, senza soluzione di continuità.
E infatti, sul comunismo, aggiunge:
Penso che la categoria del comunismo abbia oggi un potenziale largamente inesplorato. A condizione, appunto, di essere agìto non come una risposta precotta, ma come ricerca comune e una domanda radicale sulla espropriazione di senso anche della vita, in questa fase storica.
Vita e valori dichiarati, insomma, per quanto è possibile, sullo stesso binario, verso la stessa meta… si può?



non so esattamente dire che cosa oggi significhi militanza. infatti immagino che abbia valori diversi per ognuno di noi. a seconda della propria storia, coscienza, parte politica, genere, età anagrafica…ma credo comunque che non vada fraintesa con nostalgie di pratiche folcloristiche legate al periodo migliore dei partiti di massa. La militanza politica si fa da soli e insieme ad altre persone e un militante un tempo era ben visibile, ben distinguibile dagli altri non militanti. credo che gli stralci dell’intervista di n. vendola ben raccontino quale possano essere oggi gli spazi e i tempi di militanza, al di là della parte politica. io personalmente credo di militare quando passo due sttimane ad agosto 15 ore al giorno all’interno della mia festa dell’unità e questo ormai da più di 20 anni (ne ho 35), credo anche di militare quando discuto ai tavoli politici territoriali per quello che io ritengo il bene comune, ma anche (l’ecumenico veltroniano che è in me esce, o almeno la sua caricatura) sono sicura di militare quando il mio essere politica non si scosta dal mio essere cittadina, dall’essere lavoratrice, dall’essere ricercatrice…ovvero trascende tutti questi momenti di vita. in sintesi credo che militare attivamente la politica per me significhi passione, serietà e coerenza. tutte qualità interne, ma che se praticate danno una visibilità esterna come e più dei vecchi fazzoletti rossi.
ho pensato molto a questa cosa del non restare troppo attaccati ai simboli. in parte è vero, se si rischia che l’attaccamento morboso al simbolo fa perdere di vista il declino del significato a cui il simbolo rimanda. ossia, non serve accanirsi a mantenere il nome Festa dell’Unità se poi il significato della festa è andato perduto da tempo. Cosa su cui dissento da Cacciari, che magari alle feste ci è andato anche recentemente ma forse non ha parlato con i volontari che ci lavorano. O non li ha guardati bene.
Quindi militanza oggi significa, per me: interrogarsi su quali sono i significati che hanno valore, difenderne i simboli e alimentarne i contenuti. In tutti i modi possibili. La militanza per gente come me, che non ha il fisico per fare la rivoluzione, si traduce prevalentemente in un’operazione culturale, che deve essere quotidiana, quindi non estemporanea né esplicitamente esercitata nel campo della politica, ma in ogni dove. Spero di essere stata chiara.
Ci sono tanti modi di fare militanza. Ognuno militante lo è a suo modo, come può, come si sente, come è abituato a militare.. Io la vedo così.
adesso forse io non ho le parole giuste a definire la militanza ,pero vi pongo di fronte del problema mondiale. Al posto di fare la domanda di militazione ,cercate di militare non in internet,ma dal vero perche il mondo ha bisogno oggi che mai.
p.s.
scusati il mio agramismo pero non sono italiano.
la militanza dovrebbe essere un istinto naturale..