e mi toccherà andare al gay-pride!

Pur essendo, ormai da qualche anno, convivente con prole, ero contraria ai PACS e ai DICO, così come sono stati presentati dal confuso (e confusionario) governo Prodi, per due motivi essenziali:
- chi si vuole sposare si sposa, punto e basta. chi non si vuole sposare sa benissimo a quali doveri e a quali diritti rinuncia. PACS e DICO, secondo me, vanno contro un meccanismo di presa di responsabilità di cui c’è ancora bisogno.
Qualcuno rimarrà di certo stupito nel sentire queste parole pronunciate da me, eppure io, assolutamente laica, la penso così. E non mi dilungo… (magari ritornerò, con più calma, su questo argomento);
- secondo motivo: PACS e DICO mi sembravano soluzioni a metà per ovviare ad altri problemi, a mio avviso, ben più seri e degni di una immediata soluzione:
a. la legittimazione del matrimonio omosessuale (che mi vede assolutamente d’accordo);
b. lo snellimento delle pratiche di divorzio, perché, si sa, nel nostro paese la giurisdizione risente di infausti influssi cattolici, oltre che di insensati appesantimenti burocratici.
E allora, ai tempi del governo Prodi, pensavo: basta complicate vie di mezzo, e puntiamo direttamente alla soluzione di questi problemi.

E ora… ecco che ci ritroviamo un ministro che, lungi dall’avvicinarsi a questioni che riguardano sacrosanti e banali diritti, si scaglia, assumendo posizioni nettamente omofobe, contro il gay-pride.
Qualcuno potrà pensare che, al momento, non è una priorità parlare di gay-pride e che ci sono altre questioni impellenti che riguardano l’economia, il lavoro, la sicurezza (e chi se la dimentica ?!?).
Si. Ma questo è uno dei tanti segnali della nostra arretratezza che ci allontana sempre più da un’etica laica fondata sul riconoscimento e sulla valorizzazione delle diversità. Noi, il paese di Franco Basaglia
Il rischio non è solo quello dell’intolleranza e della discriminazione, quanto quello dell’appiattimento e della banalizzazione di tutte le complessità culturali che danno forma e colore al mondo.

Mi fermo qui. Perché sono arrabbiata.
Ci vediamo al gay-pride.

P.S. sulle aberrazioni
La Carfagna crede che l’omosessualità non sia più un problema.
Mi ha ricordato Irene Pivetti che qualche anno fa è riuscita ad affermare che il femminismo doveva considerarsi concluso e archiviato, perché tanto le donne avevano già ottenuto tutto quello che dovevano ottenere.
Ancora: Alemanno vuole togliere i menù etnici dalla scuole. A questo punto, in Lombardia chiuderemo le pizzerie e vieteremo nelle scuole la mozzarella di bufala. E che dire dell’hamburger e del McDonald?

3 Risposte a “e mi toccherà andare al gay-pride!”


  1. 1 stellavale Maggio 20, 2008 alle 3:22 pm

    E io che pensavo che la Carfagna fosse stupida ma innoqua….

  2. 3 giulia Maggio 21, 2008 alle 10:04 am

    @stellavale: carissima, credo di poter dire che l’ignoranza non è mai innocua, soprattutto se associata al potere. e purtroppo ne dovremo ancora vedere delle belle…

    @maurizio: grazie per la segnalazione del tuo articolo e del tuo blog, che d’ora in poi seguirò.
    credo che, per quel che sarà possibile, sia un nostro compito politico e sociale tenere vivo il dibattito sul tema diritti civili. è una delle poche cose che possiamo fare per combattere, prima di tutto, contro l’ignoranza e l’appiattimento delle diversità.
    Nella speranza che sia di buon augurio, regalo a te e a tutti coloro che, a loro modo, vorranno fare qualcosa, una frase di Elsa Morante, la frase conclusiva del bellissimo “Piccolo Manifesto dei Comunisti (senza classe né partito)”…

    “Una folla consapevole che afferma la libertà dello spirito è uno spettacolo sublime. E una folla accecata che esalta il Potere è uno spettacolo osceno: chi si rende responsabile di una simile oscenità farebbe meglio a impiccarsi”.


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