Ieri volevo andare a manifestare, con molte altre donne, contro Giuliano Ferrara e le sue proposte che umiliano la donna e il suo corpo, la sua libertà di scelta e il suo diritto all’autodeterminazione.
Ci sarei andata con mia figlia, perché credo che una manifestazione possa e debba essere pacifica e aperta a tutti. Poi qualcuno mi ha sconsigliato di portate in Piazza Maggiore a Bologna una bimba di poco più di due anni. E io, vista l’aria che tira, ho seguito prudentemente il consiglio.
Qualcun’altro non l’ha fatto. Alla manifestazione hanno partecipato tante ragazze e tanti ragazzi, donne incinta e bambini. E la loro presenza, a esprimere sacrosanti diritti (compreso il diritto a manifestare), è stata duramente punita dalle forze dell’ordine.
Le fonti di informazione ufficiali non lo ammettono (non tutte) e si limitano a denunciare l’aggressività dei manifestanti che hanno lanciato ortaggi.
Che non siano stati solo i manifestanti a tirare ortaggi, è stato scritto su qualche quotidiano. Il fatto, del resto, è estremamente notiziabile: lo stesso Ferrara non è riuscito a trattenersi dal rispondere a tono alle gesta di qualche manifestante.

Ciò che i quotidiani non hanno detto è che delle 2.000 persone presenti, di cui la maggior parte voleva solo esprime le proprie idee (d’altra parte la piazza è fatta per quello, no?), molte sono state pestate, aggredite con manganelli. Io riferisco quello che si racconta qui, nella mia via, abbastanza vicina a Piazza Maggiore.
Una donna incinta di 7 mesi è stata presa a calci nella schiena. Altre ragazze sono state tirate per i capelli, i bambini esposti a pesanti scene di violenza oppure prepotentemente allontanati.

Ferrara aveva diritto di parlare, è vero. E i presenti avevano diritto di manifestare le loro idee (seguendo le norme del buon senso e del rispetto). Nessuno, però, tanto meno le forze dell’ordine, aveva il diritto di esercitare violenza.
Il problema reale, al di là delle posizioni sostenute, è che nel nostro paese non siamo più in grado di gestire il dissenso e la sua libera espressione.
Il dissenso, per molti, non fa più parte delle complesse pratiche quotidiane condivise, e sostenute dialetticamente con chi detiene le fila del potere. Raramente rappresenta una scelta di vita con ricadute reali sui consumi (che tanto è ciò che più conta!); e per questo, sempre meno, il dissenso porta ad (im)porsi costantemente e consapevolmente come soggetti politici e imprescindibili interlocutori. Piuttosto, è facilmente vissuto come evento, circostanziato e contingente.Ma ciò che è più grave è che, nel mondo delle molteplici diversità, le recrudescenze violente sono sempre più frequenti. Si tratta di atteggiamenti che manifestano una violenza sulle idee, una violenza che arriva fino al corpo. Si, perché in fondo il corpo e le idee sono inscindibilmente legati, o dovrebbero esserlo.
E la violenza è contro di loro, qualsiasi cosa essi manifestino. La violenza è contro le idee e il corpo. Idee e corpo come elementi scomodi, da punire per il solo fatto che esistono, da occultare, da annientare.
Questo è il destino della diversità che ogni giorno sperimentiamo. Diversità che, purtroppo, non può significare ricchezza e tanto meno tolleranza.
Questa è la funzione della violenza. Violenza facile, per annullare non tanto le voci contro, quanto il loro potenziale spessore, la loro profondità. Violenza pronta a spostare il dissenso dalle ragioni delle idee ai binari del conflitto vuoto e della superficialità.



ricordo una vecchia pubblicità o un pezzo di un programma, credo si intitolasse “Istruttoria” ma non ricordo con chiarezza, in cui Ferrara lanciava uova contro una televisione accesa e blaterava qualcosa sulla TV spazzatura.
Ecco credo che quello scatch sia la cifra dell’attività pubblica di quest’uomo, delle idee che diffonde e delle reazioni che provoca.
PS
bel post, scritto molto bene.
Meno male che difende la vita.
Le idee sono la vita.
Che vergogna.
Con quello che costa la verdura, Ferrara avrebbe dovuto apprezzare il regalo fattogli dai manifestanti!
Scherzi a parte, ognuno ha il sacrosanto diritto di dire quello che vuole, ma l’arroganza di quest’uomo ha passato il segno.
Queste forme di manifestazioni sono sempre esistite (e Ferrara dovrebbe ricordarsele, ma forse a forza di cambiare bandierina, alcune cose le ha rimosse), ma la ormai ordinaria violenza della repressione da parte delle forze dell’ordine è inquietante…
Forse la miglior cosa è ignorarlo.Se si fosse trovato 3 gatti davanti ad ascoltarlo l’avrebbe ferito nell’orgoglio più che i pomodori. In questo modo tutti i telegiornali e i quotidiani ne hanno parlato.E’ pubblicità anche questa.
Si, se qualche manifestante ha un po’ esagerato, è bene riconoscere che ha dato a Ferrara pane per i suoi denti (le battute vengono spontanee!)!
D’altra parte, come ricorda giustamente Giacomo, Ferrara non è certo un esempio di eleganza, correttezza e tolleranza.
E poi ripeto: la piazza è fatta per esporsi e avere risposte, non per riprodurre le logiche unidirezionali della televisione, altrimenti si rimanga pure dietro alleo schermo e di certo non arriveranno pomodori!
I pomodori li tiravano persino a teatro. Una volta era una pratica condivisa e accettabile. E ora ci indigniamo tanto?
Penso che sia del tutto positivo che le piazze abbiano ancora un senso legato proprio al dibattito e alla reale esposizione.
Quanto alla pubblicità, si, Carla può avere ragione: Ferrara sarà senz’altro contento di quanto è successo e della pubblicità che ne deriva. Penso però che affrontare i temi dell’autodeterminaizone della donna e della partecipazione pubblica non sia un fatto trascurabile.
P.S.
Ho un’amica argentina, Mariana, che da molti anni vive in Italia.
Da poco è tornata da un viaggio di 3 settimane a Buenos Aires in visita a suo padre.
Mi raccontava della situazione socio-economica e diceva che la gente là non sta ancora bene e che si vede.
La gente protesta: non i soliti poveracci, quelli delle classi sociali più svantaggiate. No, anche la tradizionale borghesia. Il malessere è diffuso.
Mi raccontava che ha visto diversi episodi di cazerolazos, al quale partecipavano persone agguerrite e facce strane, facce che mai ci si sarebbe aspettati di vedere là, in piazza: uomini in doppio petto, quasi a rivendicare una loro posizione in passato ricoperta, e donne, con i tacchi e il rossetto, a sbattere enormi cucchiai su pentole.
E poi la mia amica, che ormai si sente più italiana che argentina e di fatto lo è, con un po’ di malinconia ha concluso: la situazione è ancora molto difficile, ma forse stanno meglio di noi.
Sono d’accordo con lei.
Ferrara è un provocatore, ricordiamoci anche di quando dichiarò prima e lo fece poi, che avrebbe tirato uova marce sulla TV se avesse visto Benigni prima delle elezioni. Sapeva in quale piazza andava e sapeva che gente si sarebbe trovato di fronte a Bologna, persone civili che credono nella democrazia e nei diritti acquisiti, nella difesa della 194.
duccio
Credo alle testimonianze riportate, poichè Ferrara vive sotto scorta ed evidentemente i servizi di sicurezza hanno avvisato la polizia locale sui presunti pericoli, creando allarme proprio come a Genova durante il G8, ovviamente sperando in incidenti gravi che screditano le forze democratiche e di centro sinistra.
Diritto di esprimere le idee, anche se l’operazione strampalata di Ferrara proprio non la capisco, di manifestare e sopratutto di non essere menati. Siamo messi male.