per nessun motivo al mondo vorrei essere maschio…

… questo in risposta alla sollecitazione di Roberta e all’ultimo post di Laura.
Il tema, ancora una volta, sono le donne. E in particolare la violenza sulle donne che si manifesta nella vita quotidiana come nelle forme dell’immaginario mediale.
Di esempi dalla vita quotidiana, purtroppo, ne abbiamo moltissimi.
Di esempi tratti dall’immaginario mediale pure, solo che vanno meglio interpretati. Da una parte le immagini che mostrano un corpo di donna attraverso gli occhi di uno stereotipato desiderio maschile (esempi già citati? qui e qui. Ma anche qui). Dall’altra le immagini che, sempre da un punto di vista maschile, dipingono la donna come essere perfettamente completo nella sua garantita linearità. Ed ecco la pubbblicità di Calzedonia (e mi dispiace fare promo), citata da Laura. È chiaro: lo sguardo è sempre quello maschile che percepisce la donna nella sua piatta normalità.
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Già… lo stesso sguardo che impedisce una corretta politica delle pari opportunità. Lo stesso sguardo che discrimina comportamenti che, su altri versanti, gli fanno comodo (come la maternità).
Che ci si voglia credere o no, le donne sono ancora estremamente discriminate nella società e nel mondo del lavoro. L’Italia, secondo il Rapporto del Global Gender Gap del World Economic Forum, è all’84esimo posto per tutela dei diritti delle donne.

Ma non è solo questo il punto. Il problema, come ho già avuto modo di scrivere in questo blog, è che le donne sembrano interiorizzare l’immaginario maschile in vari modi. Da una parte corrispondono alle immagini-desideri di corpi attraenti. Dall’altra, soprattutto le più giovani, sembrano non avere nessuna coscienza del fatto che i problemi esistono prima o poi ricadranno sulle loro vite (ne parlavo qui).
È a questa interiorizzazione dell’immaginario maschile (collegato a regole, stili di vita ecc.) che possiamo ricondurre il comportamento dell’attrice di cui parla Roberta e delle donne egiziane che hanno condannato il film della Saab.
Un’interiorizzazione che si collega direttamente ai comportamenti femminili e che legittima in qualche modo una violenza molto insidiosa e profonda. Una questione, a mio avviso, ancora senza risposta.

La mia risposta personale è questa: sono donna perché ho un corpo di donna e lo voglio usare e sentire come una donna. Detto ciò, non credo che la mia identità si esaurisca ai miei tratti corporei tradizionalmente riconosciuti. Alcuni di questi sono tratti distintivi che però  voglio rivendicare a modo mio, solo a modo mio, come valore aggiunto e non come gabbia identitaria e sociale. A partire da questa consapevolezza, la fatica rimane, ma anche le soddisfazioni sono tante e mai, per nessun motivo al mondo, vorrei essere maschio.

Questo però lo dico io. Ma ci sono donne che subiscono discriminazioni profonde, abusi e soprusi che forse non lo possono dire. E non solo di noi stesse, ma anche di loro, forse, dovremmo in qualche modo prenderci cura.


7 Risposte a “per nessun motivo al mondo vorrei essere maschio…”


  1. 1 Luca Dicembre 3, 2007 alle 10:27 am

    Mi ritrovo spesso a commentare su questi temi. Cercando di mettere da parte l’inevitabile difficoltà che un uomo incontra su questo terreno. Più che altro perchè sono convinto che fino a che la discriminazione delle donne resterà un tema “per donne” non si andrà molto lontano, ma anche perchè il tema mi ha sempre colpito per la sua complessità.
    Se le giovani donne hanno perso di vista questi problemi (salvo poi sbattervi violentemente contro prima o poi nella loro vita) forse occorre chiedersi il perchè. Perchè un immaginario maschile è stato così abile nel declinarsi sotto una forma talmente attraente da diventare “ambito” dalle donne? Perchè quella pubblicità funziona e porta tante donne ad attuare un processo di riconoscimento fino a dire “bella”! Molto probabilmente quelle donne, non hanno mai fatto la ballerina, non si sposerebbero mai con l’abito bianco e sono tranquille durante i colloqui di lavoro. Eppure si “rivivono” in un qualche modo. Tendendo ad escudere che siano tutte delle dementi senza consapevolezza, mi viene da chiedermi il perchè? Perchè quella narrazzione della donna, tutto sommato semplice e lineare (al limite del banale), e siscuramente piatta, funziona? (quella come molte altre prima di lei). Forse potrebbe essere che il femminismo cercando di eliminare una visione stereotipata della donna ha fallito nel produrre una forma di narrazione contemporanea della donna? Un vuoto che è stato colmato essenzialmente attraverso narrazioni mediali che potrebbero essere definite maschili ma non maschiliste (dove maschilista rimanda solamente ad un universo valoriale del tipo “donna-casa-focolare-calzetta”). Sinceramente non saprei. Il consenso (inteso come processo di identificazione) verso questo tipo di narrazione, comunque, esiste.

    Dall’altra parte agli uomini manca (e non è che sia poi una pacchia!). Esistono fior di descizioni e modelli su come essere “giovani uomini” oggi. Un po’ per ragioni di potere d’acquisto un po’ per mille altre ragioni l’equivalente maschile della pubblicità calzedonia si vale solo fino ai 30 anni o poco più nell’universo maschile. Poi che succede? A me sembra che, riposto un vecchio modello dell’essere uomo, si sia aperto un vuoto che non è stato ancora colmato. Nel mentre rispondiamo allungando la fase post adolescenziale fino a data da definirsmi.

  2. 2 lgemini Dicembre 3, 2007 alle 2:31 pm

    Giulia ti ringrazio molto per aver raccolto anche la mia sollecitazione. Sta di fatto che anche questa mattina a lezione di immaginario ho proprio discusso in maniera accesa con una studentessa che ha risposto ad un mio cenno sullo spot incriminato con un “ah bellissimo” che mi ha fatto uscire dai gangheri. Anche se le sono affezionata…
    E Luca. Per fortuna certe sensibilità, per lo meno dal punto di vista dell’attenzione ai temi del femminile, esistono.

  3. 3 Lapilli Dicembre 5, 2007 alle 3:45 pm

    Risposta immediata e spontanea al titolo del tuo post:
    nemmeno io!

    “che le donne sembrano interiorizzare l’immaginario maschile in vari modi.”

    Ho appena partecipato a una ricerca sui clienti della prostituzione emi sono sentita dire da una DONNA al bar -tra un caffè e l’altro- : “bè, d’altronde se ci vanno [gli uomini] è perchè le mogli non li soddisfano”. Ecco, questo significa aver interiorizzato il PEGGIO degli uomini. Che schifo.

  4. 4 giulia Dicembre 6, 2007 alle 11:55 pm

    sono lente nelle risposte, come sono lenta nello scrivere i post… ma prima o poi arrivo…

    @Luca: concordo con Laura. è bello che anche nell’universo maschile certe sensibilità siano vive.
    Nello specifico della tua risposta: intanto grazie, soprattutto perché dici che “fino a che la discriminazione delle donne resterà un tema “per donne” non si andrà molto lontano”. Sono d’accordo mi piacerebbe che certi dibattiti fossero sempre meno esclusivi, anche se vorrei meno parole vuote e non posso fare a meno di irritarmi con chi antepone il femminile al maschile nei discorsi pubblici!

    Tu poni una domanda molto seria: “Perché un immaginario maschile è stato così abile nel declinarsi sotto una forma talmente attraente da diventare “ambito” dalle donne?”
    D’altra parte, se guardiamo la pubblicità o molta fiction televisiva, così come diversi film, anche l’immagine dell’uomo non ne esce bene e credo anch’io che anche rispetto all’essere uomo si sia posto un vuoto difficilmente colmabile. Paradossalmente, le immagini non convenzionali di uomo-maschio sembrano avvicinarsi sempre di più ai tratti femminili, senza individuare una specificità tutta maschile.
    Per rispondere alla tua domanda mi vengono in mente diverse questioni. Intanto credo che il femminismo abbia sicuramente rimescolato le cose (ruoli, immagini, identità), senza riuscire – forse per fortuna – a dare risposte chiare, efficaci e definitive sull’immagine della donna, ma semplicemente creando complessità. Ma io vedo una forma di onestà in tutto questo (o forse si è trattato di fortuna!): sappiamo bene che le utopie che hanno cercato di concretizzarsi in modelli tangibili non hanno avuto un grande successo! Dall’altra è anche vero che forse è più facile identificarsi con ciò che, semplicemente, fornisce risposte chiare (come l’immaginario mediale in questione).
    Tuttavia, secondo me, rimane aperta una questione cruciale: esiste ancora un discorso di genere che sappia partire da una ricerca di specificità? In un epoca orientata al transgender (una delle nuove frontiere del “femminismo reale”), c’è ancora qualcuno disposto a interrogarsi sulla particolarità di genere? E ne vale la pena?
    Secondo me sì, ma mi sa che mi ci vorrà un altro post per spiegare il perché! In ogni caso, è un discorso che, a mio avviso, dovrebbe essere portato avanti senza barriere di genere… quindi tu, Luca, tieniti pronto!

    @ Laura: un amico comune (fabio f, che, nonostante la sollecitazione, non ha ancora risposto a questo post), mi diceva che non ci dobbiamo scandalizzare per la pubblicità e l’immaginario connesso: non ne vale la pena! Da una parte sono d’accordo. Ma dall’altra penso di poter ribatter che il mio problema non è tanto la pubblicità di Calzedonia in se’, quanto il fatto che venga tanto apprezzata dalle giovani donne. Non credi?

    @Lapilli: che dire… io nutro una sorta di simpatia per le prostitute, un po’ legata alle canzoni di De André, un po’ perché, rimanendo ancorata alla situiizone attuale, non posso fare a meno di considerare la loro condizione di sfruttamento, umiliazione, disperazione ecc. E penso che nella disperazione si possa dire di tutto.
    qualsiasi cosa ti abbiano detto non è che si debba per forza ricondurre all’interiorizzazione dell’immaginario maschile, quanto forse al disperato tentativo di dare un senso alla loro attività (o alla loro costrizione).
    Il mio disprezzo non è per la prostituta, qualsiasi cosa essa dica, quanto a chi sfrutta la sua condizione.

  5. 5 Lapilli Dicembre 9, 2007 alle 12:51 pm

    Siamo sulla stessa linea. Anche il mio disprezzo è rivolto agli sfruttatori. Mai agli sfruttati.
    Sull’immaginario non so, invece. Io credo abbiano interiorizzato un ruolo femminile distorto.

  6. 6 Eli Dicembre 10, 2007 alle 7:49 pm

    A proposito della donna che dice che gli uomini vanno con le prostitute perchè le mogli non li soddisfano: io mi sono fatta un’altra idea. Gli uomini vanno con le prostitute perchè queste non chiedono di essere soddisfatee, basta solo pagare. Le mogli “che non soddisfano” sono probabilmente mogli insoddisfatte, cioè donne che non vengono “soddisfatte” dai loro mariti (= i loro mariti non sanno farle godere. Ma siccome la sessualità maschile non può venire messa in discussione, è più facile per i mariti cercare donne che non abbiano troppe pretese, se non in denaro.

  7. 7 matilde Giugno 24, 2008 alle 3:00 am

    a me ha colpito soprattutto speriamo che sia femmina alla fine dello spot. come si può pensare che ciò che condiziona la donna oggi sia un complotto maschile che vuole intrappolarti in un ruolo preciso? che c’entra l’uomo?


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