Ecco il promesso post sulla questione di genere. Si tratta di riflessioni collegate a sensazioni provate durante e dopo il FemCamp (ma non solo).
In realtà io non mi sono mai occupata di studi di genere né ho mai militato in questo campo. Però sono sensibile a queste tematiche e scrivo questo post per sollevare una questione che non mi è del tutto chiara: perché buona parte di donne giovani si irritano al solo sentire pronunciare la parola “femminismo”?
Si tratta di un fastidio irrazionale e difficilmente spiegabile che porta persino a “tacciare” come femminista qualsiasi discorso orientato a rivendicare una specificità di genere (due esempi: il dibattito suscitato dal commento di Roberta al FemCamp e poi dal suo post, oppure il post di Elena significativamente titolato “di come non riesco ad andare d’accordo con le femministe” – a proposito chi è Federica che nel suo commento parla di “femministe babbione”?)
Eppure il femminismo è una questione complessa, in continua evoluzione, e come tutte le questioni complesse e articolate, non può essere liquidato associandolo ai soliti famosi slogan degli anni ’70 (che pure vanno culturalmente e politicamente circostanziati).
Il femminismo ha radici molto lontane nel tempo, ha a che fare con vite passate a lottare per alcuni ideali collegati a tanti diritti che oggi si considerano banalmente scontati.
Le ragazze di oggi ne sono consapevoli? E ancora: sono consapevoli che la questione delle pari opportunità non è per nulla chiusa? Se non lo sono credo che, purtroppo, prima o poi lo sperimenteranno sulla loro pelle.
Ma, tornando alla mia domanda, perché il femminismo, indipendentemente da tutto ciò che storicamente è stato, è considerato semplicemente “vetero”? Perché ad alcune il femminismo fa venire una specie di orticaria?
Non ho risposte chiare, però qualche idea mi viene.
Il femminismo è un discorso politico e la politica e le appartenenze che ne scaturiscono sono ormai fuori moda (si è parlato tanto del crollo delle ideologie, no?). Non solo: più profondamente, l’idea di femminismo si riallaccia alla rivendicazione di una specificità (di genere, ovviamente)… e le specificità vanno poco d’accordo con la fluidità del presente: meglio l’idea di un’identità mutante, contingente, completamente disancorata. Oppure il problema non è solo l’idea di specificità che cozza con le attuali tendenze culturali e comunicative, quanto l’idea di genere, che richiama il corpo e il suo sapere (complesso e talvolta anche controverso). E forse anche il corpo, inteso come ambito di sapere, rappresenta una dimensione sempre più problematica (questo è uno degli argomenti centrali di questo blog).
È così? O c’è ancora qualcos’altro sotto? Se qualcuno volesse suggerire qualche riposta gliene sarei molto grata.



Mi aggancio qui. Perchè da qualche parte bisogna prendere parte a questo dibattito. Sembra che non si faccia altro ultimamente in rete. Lo faccio qui e non altrove perchè la questione del vetero-femminismo mi piace. Sarà perchè che quando sono nato era l’otto marzo ed una donna entrò in teatro a Cervia dicendo alle altre li riunite per festeggiarsi:- la compagna Mariella ha avuto un figlio…purtroppo è maschio. -. La questione della fluidità vs specificità non mi convince fino in fondo. Alla fine la specificià femminile è sempre stata compatibile con le molteplici forne dell’essere donna ed a lungo si è contrapposta, proprio grazie ai movimenti femministi, alla rigidità della concezione di genere dominante. Che proprio ora questo movimento non sia più in grado di comprendere/fornire sufficiente fluidità? Francamente la vedo difficile. I movimenti femministi per primi hanno sposato i movimenti cyberpunk portatori di identità multiple e contingenti… no, il punto dev’essere altrove.
Il discorso del corpo è, ovviamente, molto più complesso. Ho come la sensazione che però il corpo, proprio perchè luogo ed ambito di sapere, sia un terreno problematico per il femminismo stesso molto più ora di quanto non lo fosse solo trent’anni fa. Ma forse non è neanche qui che si gioca la difficile comunicazione tra le ragazze di oggi e le femministe di ieri, questo è un luogo troppo complesso, troppo aperto, troppo caldo per tutta la società. (penso al dibattito attorno alle tecniche di procreazione assistita che tu senza dubbio hai seguito meglio di me)
Ed allora dove? forse la questione è molto più banale e l’hai inquadrata bene quando chiedi “(le ragazze di oggi) sono consapevoli che la questione delle pari opportunità non è per nulla chiusa?”.
La risposta è no. Non lo sanno, non necessariamente. Magari perchè non ne hanno avuto esperienza (non ancora?)… magari perchè non sono ancora arrivate a scontrarsi contro la barriera verso l’altro che sembra esistere solo per l’ascesa professionale delle donne. Probabilmente prima o poi toccherà anche a loro, per il momento si godono l’illusione ottenuta grazie a quelle vetero-femministe che non riescono a sopportare.
Non è una colpa a senso unico però. Non capire che la realtà che queste ragazze vivono è diversa, o per lo meno percepita differentemente, è un limite enorme. E non si può chiedere si apprezzare veramente qualcosa della quale non si è mai conosciuta l’assenza. Io, con tutto il rispetto, quando vedo un francese non lo ringrazio per aver preso d’assalto la bastiglia. Dovrei forse?
grazie della risposta. è curioso che la prima risposta a una domanda che riguarda il femminismo venga da un ragazzo (a conferma che il femminismo fa venire l’orticaria alle ragazze di oggi!)Sul fatto che non sapere, non essere consapevoli non sia una colpa, ho qualche dubbio. Certo non ringraziamo ogni giorno i francesi per la presa della Bastiglia così come non dobbiamo ringraziare le nostre madri e le nostre nonne ogni volta che sperimentiamo livelli di libertà che loro hanno faticato a conquistare. Però credo che valga sempre la pena interrogarsi sulle cose e non dare nulla per scontato, altrimenti va proprio a finire come nel caso del referendum sulla procreazione assistita: non si raggiunge il quorum.Sulla specificità e sul corpo, sì, rimangono a che a me molti dubbi e, come dicevo, non sono abbastanza dentro agli studi di genere per approfondire ora l’argomento. Credo tuttavia che il femminismo o l’attenzione al genere sia cambiata: se, negli anni ‘60 e ‘70 si rivendicava una fluidità, contro la rigidità degli schemi sociali, oggi la posta in gioco sembra essere (o, secondo me dovrebbe essere) la ricerca di una specificità di genere. non rigidità: specificità che salvaguardi i modi del sentire, i più diversi, anche i meno ortodossi – contro tendenze sociali che portano all’annullamento delle differenze (tendenze delle quali, forse, lo stesso femminismo è in parte responsabile).Rimane aperta una questione per me essenziale. va bene non essere consapevoli, va anche bene la critica a certe forme del femminismo: ma perché l’orticaria?
Diamo voce a una ragazza, che sarei io.
)
Negli anni ‘80 mi è capitato di partecipare, per fare fughino, a qualche incontro dell’UDI e pensavo: ma cosa c’entrano queste con noi? Mi facevano un po’ ridere e un po’ arrabbiare. Soprattutto quando criticavano la presenza dei ragazzi alle loro manifestazioni. Da un po’ di tempo invece mi sento più vicina a quelle posizioni. E se mi professavo, per fare la grossa, anti femminista oggi non lo direi mai anche se femminista veramente non ho il coraggio di esserlo. Il discorso, molto intelligente secondo me, sul rapporto fluidità vs rigidità (postmoderno vs moderno vs tradizione?)potrebbe forse essere integrato da quello che dice gente come Morin, sulla dinamica di femminilizzazione come di apertura, quindi in realtà di fluidità – concordo con Luca – che non vuol dire per forza equivlanza tout court o di Bourdieu sul dominio maschile: occhio, perchè questo dominio l’hanno perpetuato, e lo perpetuano ancora, le barbare!
penso che il problema sia sempre lo stesso: l’italia manca di memoria storica.
dopo un po’ anche le battaglie piu’ grandi, quelle che ci consentono diritti che ormai si danno per scontati o i piu’ grandi scandali vengono travolti dall’onda del tempo che smussa tutti gli spigoli, tutti i distinguo e appiattisce tutto.
succede per il femminismo, come per la resistenza (mi vien male ogni 25 aprile quando sento che i morti sono tutti uguali) oppure tangentopoli.
perché il femminismo dà l’orticaria?
perché il cliché della femminista è quello della rompiballe che si alza e grida al maschio sciovinista! a ogni pié sospinto.
un po’ come i partigiani erano tutti comunisti trinariciuti e Craxi è stato il più grande statista della prima repubblica che è stato costretto all’esilio da certa magistratura politicizzata.
insomma, c’è solo di che rattristarsi.
D.
intanto grazie per le vostre risposte.@laura: si, sinceramente mi immagino la scena all’UDI. sulla fluidità come apertura (nel senso che dite tu e luca, nel senso di morin) sono d’accordo. sarebbe bello ripartire da qui, senza enfatizzare un certo passato né sputarci sopra.@D.: sulla memoria culturale ci sarebbe tanto da dire. penso sopprattutto a come cambiano i significati simbolici delle ricorrenze (come ad esempio la festa della donna) che hanno avuto un senso culturale forte e che oggi sono vissute in maniera del tutto diversa, completamente svincolata dal passato, dal loro significato originario che, nella maggior parte dei casi, nemmeno si conosce.
Ho notato, al femcamp, che per alcune giovani (relativamente giovani) donne il femminismo è una parola irritante, che non riguarda nè la loro identità nè il mondo che le circonda. ho anche letto in un blog che la parità è raggiunta, e che le donne sono assenti dai luoghi importanti della società è colpa loro, perchè la meritocrazia funziona (blogger maschio). non so da quale di queste due posizioni mi sento più distante, e non so quale delle due mi fa più arrabbiare. Il secondo signore può continuare ad avere le sue convizioni, tanto non lo riguardano. Ma le ragazze? dove vivono? con che occhi guardano quelle che accade intorno a loro? mah
quando ho visto l’immagine che accompagna questo post di giulia, ho pensato che quella bella bambina poteva essere anche un messaggio subliminale, un piccolo suggerimento per far riflettere un po’ più profondamente quelle giovani donne oggi tanto irritate dalla sola idea dell’esistenza di una questione del femminile (che riguarda, credo, innanzitutto i corpi e le emozioni, e in secondo luogo la società).
Il dibattito in rete, che a questo punto sono lieta di aver contribuito a scatenare (mio malgrado), continua. Segnalo tra i tanti questo post, scritto da una giornalista: http://mondodonna.blogosfere.it/2007/05/donne-in-rete-e-in-societa-il-dibattito-e-aperto-1.html
da parte mia, che mi sono fatta un blog tematico sulla memoria (e sul rapporto con la comunicazione), sto meditando un post sull’8 marzo (non solo in onore di Luca).
Roberta
Presente: Federica Fabbiani, tra le organizzatrici del FemCamp, ho scritto ‘femministe babbione’. La parola femminismo è tabù: indice di chiusura, ghettizzazione, sessismo (!), arroganza. Roba vecchia e sorpassata di chi non si è accorto che il mondo si è emancipato (anche grazie a chi?) e c’è già chi ci “doppia di due o tre giri” (a proposito di arroganza…)!
Chi si azzarda a parlare di valorizzazione delle differenze di genere (ma non solo) è schernita (leggi alla voce veterofemminismo), è ridicolizzata (le neo-suffragette del web), è insultata per puri aspetti formali (come si veste, come parla, come si pettina…). E’ il regno del neutro, bellezza!
Che dire? Ci vuole un po’, ma poi si metabolizza il tutto e si ricomincia a crederci: che esiste un modo diverso di affrontare le ict (e non solo) e che sessuare le nuove tecnologie (e non solo) sia necessario. Oggi più di ieri. Perché la differenza è un arricchimento, e non appiattimento… forse potrei aggiungere qualcosa, ma mi è venuta fame: il corpo chiama
ringrazio tutti per i commenti… mi sento un po’ meno sola nel sentire l’esigenza di pensare alle questioni di genere ma soprattutto nel percepire, con preoccupazione, le resistenze di molte donne (relativamente) giovani, ad affrontare questa questione con la quale, prima o poi, dovranno fare i conti.è curioso che nessuna delle persone che soffre da orticaria-da-femminismo si sia fatta sentire. forse che la mia ipotesi iniziale fosse fondata? si tratta di un fastidio irrazionale, legato a questioni troppo profonde. in ogni caso rimane un fastidio ingiustificato (almeno su questo blog).@Roberta: non pensavo che mi sarei cimentata in argomentazioni del genere sul blog, ma sono contenta di averlo fatto. grazie per aver sollevato il dibattito.@Federica: mi aveva sorpreso la risposta che hai dato a elena: così diretta ed efficace. una risposta che avrei voluto dare anch’io.complimenti per il femcamp e grazie per essere intervenuta su questo blog. mi auguro davvero che il dibattito su tecnologie (ma non solo) e questioni di genere proceda.