
Sabato sono stata anch’io al FemCamp a Bologna (il mio primo BarCamp) e, come al solito in ritardo per i tempi dei blog e del sistema dei media, ecco qualche riflessione.
Ho partecipato solo il pomeriggio e mi è sembrato veramente interessante. Prima di tutto per i temi trattati (dal gender divide nel terzo mondo – molto bello il video su tecnologie e donne in Africa e riferimento a RadioFire – alla specificità dei temi trattati dalle donne sul web ecc.). Insomma, non si è parlato solo, ricorsivamente, di tecnologia e di comunicazione ma finalmente di contenuti: una questione molto (anzi troppo) spesso marginale fra gli entusiasti per le nuove tecnologie – ne parlavo qui).
Poi, come ho avuto modo di commentare sui blog di Roberta e di Fabio, mi sono piaciuti i toni accesi dei dibattiti. Toni ampiamente criticati da altri partecipanti (vedi Elena, Gioxx’s …).
Premetto che non mi piace troppo il politically correct che si respira sul web 2.0, soprattutto se dietro alle presunte logiche “dal basso”, le logiche della condivisione, del social network ecc, quello che alla fine conta di più sono le classifiche di Babel o di Technorati (prima cosa).
Poi: i toni accesi mi sembrano un segno della passione con cui certe tematiche vengono affrontate. Mi piace vedere che gli animi si scaldano per portare avanti idee che, evidentemente, toccano nel profondo. E come si può criticare chi si appassiona? In fondo non credo che nessuno abbia esagerato.
Allora continuo a chiedermi: perché tanta critica alla polemica? Non è che sotto c’è qualcosa di più profondo che ha a che fare con un retaggio di inquietudine legato alla specificità di genere?
Su questo scriverò più tardi… (Andrea Beggi insegna: non post troppo lunghi e pochi argomenti per post!)
P.S. Un’ultima cosa. È valsa la pena partecipare al FemCamp anche, e soprattutto, perché ho conosciuto Federico che mi ha raccontato la difficile storia della sua famiglia. Una storia così toccante che ancora si sta sedimentando dentro di me.
Solo quando si sarà un po’ più sedimentata ne potrò parlare. Intanto un grazie di cuore a Federico.



Peccato Giulia…sarebbe stata un’ottima occasione da quanto leggo.
Mi dispiace molto
e’ curioso come nella blogosfera la vis polemica sia considerata alla stregua della maleducazione.
quasi come se il non essere d’accordo e dirlo apertis verbis fosse una mancanza di rispetto.
quasi quasi ci faccio un post… sempre che iBaby mi lasci tregua!
D.
ah fuoco e fiamme e lunga vita alla polemica passionale
credo però che qualcuno sia rimasto scottato dalla stizza sterile, che non è ne polemica ne discussione e cambia poco se è accesa o spenta, moderata o violenta, lascia sempre il sapore amaro dell’impossibilità di comunicare, cosa che è emersa in un paio di interventi e che, come il buonismo, fa a pugni con il 2.0, ma anche con l’1.0, lo 0.1 e le discussioni su java board
giuilia, ti segnalo una risposta di Andrea Beggi al tuo commento qui. A dimostrazione che quando l’interlocutore è “giusto”, non si corre il pericolo di scadere nell’impossibilità di comunicare, pur partendo da prospettive diverse.
dimenticavo, bello il nuovo template, un po’ più allegro… R.
@lapilli: sarà per la prossima, ormai mi sto appassionando ai BarCamp!@D: Daria, vero? Naturalmente mi hanno parlato molto di te! Benvenuta sul mio blog. Quanto alla vis polemica, sì, è strano come ci sia questa paura della discussione, in nome di una condivisione che, d’altra parte, dovrebbe essa stessa nutrirsi di scambi e scontri… @Pinko. non credo di avere visto a situazioni di impossibilità a comunicare. anzi, come ho detto nel post, mi è piaciuto il FemCamp, proprio per la quantità e qualità di contenuti messi in campo.
Mi sembra giusto sottolineare il valore dei contenuti.
Io comunque non c’ero.
giulia: io qualche intervento sullo stile “noi donne siamo meglio e per questo ci tarpano con la forza” l’ho visto, per fortuna più dalla parte del pubblico che da parte delle presentanti
ho anche visto tre presentazioni degne di nota e qualche donna mettersi in gioco nonostante la presentazione non dicesse nulla di nuovo o particolarmente interessante
gli interventi del tipo A riescono ad infastidirmi, quasi quanto l’incomunicabilità stradale che affligge la razza umana e quasi quanto le mille attività intraprese da uomini e donne senza il minimo interesse per le stesse