Il workshop di Pesaro è terminato da un pezzo e per i tempi dei blog e del just in time il mio post di commento arriva molto tardi. A dire il vero non si tratta nemmeno di un post di commento, ma solo di qualche riflessione a margine, anche a partire da commenti già scritti. A questo proposito voglio citare per intero quello che Laura, con la quale non posso che essere completamente d’accordo, ha scritto in risposta a un post di Roberta:
Per quanto riguarda me, e la nota antipatia per certe cose (…), mi sono confrontata con chi mi sembra che per certe cose la pensi come me (vedi Capucci!) e direi che più che stimoli intellettuali in senso stretto, la giornata sia stata proficua per: conoscere, anche superficialmente, delle persone, vederle in faccia (Russo, Granieri ad esempio). Incontrare gli studenti e parlare con loro (anche di progetti futuri ad esempio). Allora sì, direi: relazioni.
Ma anche temi, appunto, la semantica che per me si è tradotta in parole con cui è bene familiarizzare per fare il nostro lavoro e non solo.
Cogliere i versanti di criticità, le dimensioni sociologiche (ad esempio il rapporto con altre logiche sistemiche: vedi Russo); sentir parlare di casi interessanti (per me gli esempi riportati da Conti lo sono stati).
Ho apprezzato le domande via post-it. A volte si è un po’ timidi e ogni domanda che viene in mente sembra troppo banale, qualcuno lo diceva nel blog di conversazioni dal basso, così invece si rispetta il diritto a fare domande anche impertinenti (!). E’ anche questo “dal basso” no?
A questo punto ecco le mie riflessioni a margine, per punti:
1) dal basso
Come già si era anticipato in alcuni post scritti qua e là, l’idea che i blog siano una realtà “dal basso” risulta alquanto problematica.
Innanzitutto, banalmente, perché la blogosfera rappresenta una realtà complessa, all’interno della quale si trovano ingredienti di varia natura: nuove forme gerarchiche (non più orientate alla qalità ma alla pertinenza, come diceva Giuseppe Granieri – una pertinenza determinata da nuovi potenti intermediatori, come google, come diceva Massimo Russo), nuove pratiche di istituzionalizzazione (un esempio sono i criteri di autorevolezza stabiliti da Technorati), nuove connessioni fra il giornalismo tradizionalmente chiamato mainstream e le cosiddette conversazioni, ma anche nuove e potenti connessioni fra le conversazioni e il sistema economico. Insomma, i blog sembrano essere strumenti che bene si prestano alla riproduzione della comunicazione sociale, su più fronti. Ma fin qui, niente di nuovo.
D’altra parte, anche chi scrive un blog sa di scriverlo perché venga letto. Ne consegue che chi scrive è mosso da una sorta di bisogno/desiderio di inclusione che lo porta inevitabilmente a saltare la barricata: dal vissuto intimo al sistema dei media. Fabio si era già espresso su questo:
… le conversazioni dal basso sono parte del sistema dei mass media. Ne condividono sicuramente le funzioni (memoria ed irritabilità degli altri sistemi di funzione) ma quello che non convince a pieno sono i confini. Ovvero informazione/non informazione.
Per capire meglio la questione sono andata a rileggermi la definizione di mass media che fornisce Luhmann e mi sembra che possa essere assolutamente applicata al fenomeno dei blog e altre forme chiamate “dal basso”:
La realtà dei mass media (si potrebbe dire la loro realtà reale) sta nelle loro operazioni. Si stampa e si trasmette, si legge; le trasmissioni vengono ricevute. Questi eventi sono circondati da innumerevoli comunicazioni preparatorie e da documenti successivi […] Una comunicazione si realizza solo quando qualcuno vede, sente, legge – e comprende abbastanza perché si possa generare un’ulteriore comunicazione (N. Luhmann, La realtà dei mass media, Franco Angeli, Milano 2000).
Sinceramente, nei blog, non riesco a vedere – ma forse è un mio limite – niente di più, di meno o di diverso rispetto alle caratteristiche che Luhmann attribuisce al sistema dei media. Concordo con Fabio che anche il codice sembra lo stesso, ovviamente calato sul piano dell’individuo e sui suoi interessi (magari accarezzare il gatto). La differenza sta nei temi, ok. E questo ci porta alla seconda riflessione a margine…
2) i temi
Questo ambito, secondo me, andrebbe veramente esplorato.
Nel workshop di venerdì si è parlato di comunicazione, con il contributo dei blogger più autorevoli. I blog sulla comunicazione, o meglio: la comunicazione che parla di sé, con il suo linguaggio e con la sua autoreferenzialità. Questo ci dice, innanzitutto, che la comunicazione è un tema centrale della semantica della società (e non è poco). Ma l’esperienza dei blog è più vasta. Mi spiego meglio: è vero che la comunicazione comunque è fatta di comunicazione, ma esistono anche conversazioni che scelgono come oggetto privilegiato altri argomenti. Era Granieri, mi pare, che citava i blog degli adolescenti che discutono di delusioni d’amore. Io ho pensato ai blog di persone affette da gravi malattie, che si raccontano e si confrontano (sono tanti, ma non li voglio citare qui): il numero di risposte ai post farebbe invidia al più autorevole dei blogger.
Allora mi chiedo: se vogliamo osservare la nuova semantica, non dovremmo prestare attenzione anche ai temi? Non solo: i temi non si prestano forse a parlarci anche dei vissuti di chi scrive? E ancora: non possono in qualche modo darci qualche indicazione su come (e se) si esercita la “forza irritativa” dei blog sulla società?
3) google
Aspetto pratico. In quanto blogger in prova, sono tante le cose che non so, anche dal punto di vista tecnico, sui blog. Però da venerdì, grazie a Massimo Russo, è iniziata la mia crociata contro google. Come prima azione di boicottaggio (probabilmente insignificante), consentirò sul mio blog i commenti anonimi per evitare che tutti coloro che vogliono rispondere ai post siano obbligati ad aprire un account su google e, così, a farsi tracciare da questo potentissimo sistema. Poi, successivamente (quando troverò il tempo) mediterò di traslocare questo blog altrove … ma dove?
Ecco, queste sono le mie prime riflessioni a margine.
Come ultima cosa: un grazie a chi ha organizzato il convegno, ai relatori, ai discussant e a tutti coloro che hanno dato un contributo. È stato bello partecipare. È stato bello ritornare.
Technorati tags: conversazionidalbasso



Una buona piattaforma gratuita fuori da google è wordpress, ma ce ne sono molte altre, una italiana per esempio è ilcannocchiale.
Altrimenti ti compri un dominio (10 euro circa) ti compri uno spazio web (30 euro circa) e ti fai un blog tuo.
grazie giacomo, in effetti pensavo a wordpress… ma di chi è? e se poi la compra google? si ritrasloca!
guarda se proprio vuoi stare sicura ti compri un dominio, un server, cripti tutte le informazioni in entrata e in uscita… così stai sicura
Io uso WordPress.
Ho un dominio con mysql e php, siamo più o meno sulle cifre indicate da giacomo (meno di 40 euro all’anno).
WordPress è free, è relativamente semplice da installare e molto facile da utilizzare.
Con il tuo spazio web e WordPress non dipendi da nessuno (conta anche che con molti provider hai spazio praticamente infinito per caricare su web tutto quel che ti serve).
Mario
Condivido le tue riflessioni. E’ interessante che i commenti quasi tutti abbiano risposto in merito alla piattaforma per blog e non nel contenuto
Sembra che non solo la comunicazione parli di comunicazione ma anche le tecnologie di tecnologie…
è vero… l’avevo notato anch’io. non si sfugge alla ricorsività!
un esempio di comunicazione istituzionalizzata su youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=Sb3kZLzH3FA
già, un’intervista a Tony Blair condotta er essere postata su you tube. la comunicazione politica fa sempre più uso delle nuove tecnologie per scopo promozionali, di questo si è parlato tanto in “Conversazioni dal basso” (a partire dall’intervento di Luca Conti).Il punto è: quanto le nuove tecnologie sono utilizzate “dall’alto” non tanto per autopromuoversi, quanto per attivare politiche di ascolto del basso?
non ho capito, cos’è una politica di ascolto dal basso?
ascolto DEL basso, della gente, delle esigenze, delle opinioni. le tecnologie 2.0 dovrebbero servire a questo, no? ma purtroppo non mi sembra accada spesso…
ah ora ho capito, pensa che leggendo “dal” anziché “del” mi ero immaginato che tu volessi capire come dall’alto usassero le tecnologie “dal” basso per far credere alla gente di poter intervenire appunto “dal” basso, ma in realtà siamo cmq pilotati dall’alto…
l’ascolto “del” basso sarebbe cosa buona, darebbe all’alto un feedback utile… ma credo che per i limiti stessi di comprimibilità dell’informazione in alto essendo pochi cognitivamente non sono proprio in grado di comprendere il basso (ammesso che lo volessero…)